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Tricase e il suo patrimonio ambientale

Pubblicato da Admin sopra 16 Febbraio 2022
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LA QUERCIA VALLONEA

Tricase (Lecce). Con 700 anni di storia e 35 metri di chioma la Quercia Vallonea (Quercus ithaburensis subspecie Macrolepis) costituisce l’entità botanica più rappresentativa e suggestiva della flora salentina, per via della sua diffusione italiana: l’unica stazione spontanea dell’Europa Occidentale infatti è concentrata nel ristretto areale di Tricase. Essa figura tra le specie per le quali a livello mondiale è riconosciuta l’esigenza di istituire riserve per salvaguardare lo stock genetico ( UNESCO 1979) oltre ad essere inserita nella lista rossa nazionale delle specie a rischio. Dal 2000 la Quercia Vallonea di Tricase e’ per il WWF l’albero simbolo della Regione Puglia. Oggi quest’importante “poema ligneo dell’estremo meridione” rappresenta un emblema per la tutela e la conservazione della biodiversità floristica e faunistica di un’area che a buon diritto può essere considerata un patrimonio importante ed unico , oltreché il volano principale di un turismo ecosostenibile.

BOSCHETTO DELLE VALLONEE DI TRICASE

Il Boschetto delle Vallonee di Tricase, ricadente nel Parco naturale regionale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, custodisce esemplari maestosi e plurisecolari di Quercia Vallonea che in questa area trova le condizioni climatiche ottimali per la sua riproduzione spontanea.

L’area a maggiore densità di vallonee gravita verso il mare, ovvero, l’area compresa tra la Serra del Mito, Tricase, Porto e Marina Serra, confermando le esigenze ecologiche, pedologiche e antropiche della specie, diffusa specialmente sulle creste delle Serre e sui terreni impervi digradanti verso il mare.

Vicino alle marine, tra le vie Tricase-Tricase Porto e Tricase-Marina Serra, c’è un boschetto di Vallonee o Falanide in una zona di proprietà comunale. Una sessantina di queste piante occupano un’area di circa 4925 metri quadri, formando un vero e proprio boschetto comunemente chiamato “Falanida”, dove si possono ammirare maestosi esemplari plurisecolari di circa 6/700 anni.

QUERCIA VALLONEA

Un esemplare plurisecolare di Quercia Vallonea, nota con il nome di Quercia dei Cento Cavalieri, risale al XIV secolo e si innalza lungo la strada Tricase – Tricase Porto. Il tronco ha una circonferenza di 4,25 mt e la chioma occupa una superficie di circa 700 metri quadrati. Questo esemplare, mastodontico e prodigioso, è un vero monumento della natura; ha più di 700 anni di vita ed è continua meta di turisti e curiosi. Esso è certamente un “dolmen vivente” e il più bello e maestoso monumento arboreo della Puglia.

L’origine del nome: La maestosa quercia è conosciuta come la “Vallonea dei 100 cavalieri” per aver offerto, dice la leggenda, ombra a Federico II e alla sua corte, alla fine del XII sec.

La provenienza di questa quercia per alcuni studiosi rimane dubbia. Alcuni la ritengono spontanea, relitto di primigenie formazioni forestali, altri pensano che le ghiande siano state introdotte da comunità monastiche brasiliane provenienti dalla Grecia intorno all’anno 1000, e successivamente, coltivata perché dalla cupula e dalle galle si ottenevano i tannini usati per la concia e la colorazione delle pelli, attività conciaria fiorente e Tricase in quei tempi (gli artigiani erano chiamati “pelacani”), attività che verso la fine del 1800, con l’avvento dei concianti sintetici, inizia il suo declino e di conseguenza la rarefazione della vallonea che fu abbattuta per farne legname. La ghianda è la più grande di tutta la famiglia delle querce con 6-8 cm. di lunghezza. Nel gergo tricasino è chiamata “falanida” o “pizzofao”, o anche lizza-castagna “… poiché le ghiande grossissime e dolci si mangiano come le migliori castagne.”.

Affascinanti le dissertazioni sulla sua origine della “Vallonea” . Già esistente ai tempi in cui Dante scrisse la divina commedia lo splendido esemplare salentino alimenta miti e misteri sin dalla spiegazione della sua origine; l’ipotesi più suggestiva la annovera come esempio classico della diffusione transionica, ossia della vicenda biogeografia per cui molte piante e animali si diffusero spontaneamente tra le penisole balcanica e italica, sfruttando i ponti di terraferma che, migliaia di anni fa, dovettero esistere nel bacino adriatico avvenuto in seguito all’abbassamento del livello del mare, .Un’altra tradizione narra che la Quercia vallonea sia giunta in Italia tra il XIII e il XV secolo portata dai monaci basiliani che tentavano di sfuggire alle persecuzioni iconoclaste dell’epoca che infuriavano nell’Oriente bizantino tra il X e XI secolo; oppure dagli arabi (ORLANDI, 1794) e diffusa grazie al fatto di avere la presenza nelle cupole delle ghiande di tannini, utilizzati nella concia delle pelli e per una certa commestibilità delle ghiande ; in questa attività, detta localmente “arte dei pelacani” (conciatori), i tricasini erano abili e maestri rinomati.

IL MITO-Oggi la Quercia Vallonea è chiomata anche dei cento cavalieri a testimonianza degli aneddoti e delle leggende che ancor oggi alimenta : cui quello che riguarda Federico II: Il sovrano, recatosi in terra d’Otranto durante un periodo poco fortunato per la storia pugliese, in seguito a vari scontri che hanno interessato la città di Barletta e numerosi capricci dinastici tra vari imperi europei, avrebbe trovato riparo insieme a 100 cavalieri sotto la chioma della quercia in occasione di un violento temporale. Da questo aneddoto la quercia è conosciuta anche come “Quercia dei cento cavalieri” . Questa leggenda sarebbe però confutata dal periodo storico in cui visse Federico II, ossia tra la fine del XII secolo e la prima metà del XIII, periodo in cui la quercia vallonea non era probabilmente ancora stata piantata. Altre leggende ancora più antiche e quindi presumibilmente fasulle, vorrebbero la quercia come centro di divinazione: alcuni oracoli greci, infatti, interrogavano il rumore delle fronde al vento per poter prevedere il futuro.

Maddalena Bitonti

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